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La zanzara tigre ed il rischio sanitario

In Italia la zanzara tigre non riesce a trasmettere quelle malattie che invece sono molto diffuse nei paesi di origine. Pur tuttavia la lotta contro la zanzata tigre ha assunto una enorme importanza in quanto l'insetto ha trovato nel Nord del nostro Paese le condizioni ideali per il suo sviluppo.

Mentre nei luoghi di origine la zanzara tigre è in grado di trasmettere numerosi parassiti e patogeni tra i quali il virus della dengue e altri arbovirus agenti di malattie dell’uomo, il rischio sanitario nel nostro Paese è praticamente inesistente al punto che Aedes albopictus viene considerata sullo stesso piano di zecche e flebotomi, potenziali vettori di patogeni.

Questo non deve fare abbassare la guardia e infatti il S.S.N., integrando il proprio lavoro con Enti Privati e Pubblici, ha istituito una rete di sorveglianza allo scopo di mantenere la zanzara tigre ad un livello di accettabilità.

Rientrata l’emergenza dei primi anni di comparsa, le operazioni di sorveglianza e di controllo non sono mai state trascurate anche se la possibilità di trasmissione di patogeni responsabili di malattie per l’uomo è tutt’altro che remota e rimane a livelli pressoché potenziali.

Ciò nonostante il contenimento dell’insetto è reso necessario dal particolare fastidio provocato dalle punture inferte dalle zanzare tigre che non solo costringono le vittime a rifugiarsi al coperto ma addirittura le seguono pungendole all’interno delle abitazioni.

La puntura provoca la formazione di ponfi dolorosi, a volte anche con fuoriuscita di sangue. Un elevato numero di punture può comportare anche risposte allergiche localizzate, visibili soprattutto sui bambini e sulle persone anziane.

La presenza della zanzara tigre è legata alle elevate precipitazioni durante i mesi più caldi. Ma gli autunni miti e gli inverni meno freddi rispetto agli anni precedenti, stanno lentamente determinando una continuità durante tutto l’anno a partire dai mesi primaverili durante i quali la zanzara tigre inizia a manifestare la propria presenza.

In città i focolai di sviluppo larvale sono soprattutto i tombini per la raccolta delle acque di superficie dove la particolare conformazione, atta ad evitare il riflusso di vapori maleodoranti e a favorire la decantazione dei rifiuti organici trascinati dalla pioggia, porta alla formazione di ristagni di acqua dove la zanzara tigre può riprodursi.

La completa eradicazione della zanzara tigre è un obiettivo difficile da raggiungere. Si pensi che negli Stati Uniti nonostante l’emanazione di specifiche leggi federali e statali, Aedes albopictus si è stabilizzata in quasi tutti gli stati.

Ma se l’eliminazione è un obiettivo di difficile attuazione, più abbordabile è la riduzione della presenza della zanzara fino a livelli di sopportabilità attraverso la sua precoce individuazione quando l’infestazione è ancora nelle fasi iniziali.

La lotta più efficace consiste nella eliminazione dei potenziali focolai e nel considerare gli interventi di disinfestazione una sorta di attività complementare.

Anche se le uova che schiudono in primavera non sono numerose, un intervento precoce con prodotti larvicidi nei focolai individuati, permette di ridurre già nelle fasi iniziali la crescita della popolazione di zanzara tigre.

Gli interventi mirati e localizzati hanno sempre un maggiore impatto rispetto ad interventi generalizzati che non tengono conto della localizzazione dell’infestazione.

La stessa lotta a calendario è destinata all’insuccesso poiché non tiene conto dell’effettiva presenza della zanzara tigre, del suo andamento stagionale in rapporto alle condizioni climatiche, dell’efficacia dei trattamenti eseguiti in precedenza.

Il rischio è di eseguire trattamenti inutili o fuori tempo.

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