Ne sono stati trovati reperti fossili che risalgono a oltre 300 milioni di anni fa, il che testimonia della loro resistenza durante l'evoluzione terrestre.
Le blatte sono insetti relativamente larghi e bassi, con zampe larghe che consentono loro di correre molto velocemente; hanno un corpo piatto che permette loro di entrare in crepe e fessure molto strette. Hanno un apparato dentale masticatore tale che possono cibarsi dei materiali più vari.
Vivono in maniera gregaria e sono generalmente attivi nelle ore notturne. Alcune specie hanno le zampe fornite di ventose e possono arrampicarsi su superfici verticali perfettamente lisce e sui soffitti (Blattella germanica).
Se ne conoscono 3500 specie, di cui 400 presenti anche in Italia, ma quelle dannose per l'uomo sono pochissime:
- lo scarafaggio comune (Blatta orientalis), che vive in ambienti freschi
- la blatta grigia (Blattella germanica), che si trova in ambienti caldi e umidi
- il grande scarafaggio americano (Periplaneta americana), che dimora sia in ambienti umidi, sia caldi sia freschi.
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Le pulci sono gli infestanti più comuni data la diffusione degli animali "ospiti", come gatti e cani, domestici e randagi, e ratti. Le specie più comuni sono la pulce del gatto (Ctenocephalides felis felis), quella del cane (C. canis) e quella del ratto (Xenopsylla cheopis). Quelle che attaccano l'uomo sono la Pulex irritans, la C. felis felis e la C. canis.
Le pulci adulte misurano da 1 a 6 mm di lunghezza e sono di colore dal giallino al marrone scuro. Si nutrono esclusivamente del sangue di mammiferi e uccelli. Trascorrono sul corpo del proprio ospite quasi l'intera vita adulta, che è solo il 5% del loro ciclo. Il 95% è allo stadio di larva e di pupa e avviene nell'ambiente esterno.
La temperatura (20-25°) e l'umidità (70-80%) dell'ambiente sono fattori ideali per il compimento del ciclo biologico. I luoghi preferiti sono quelli di passaggio e riposo di cani e gatti, fessure, tappeti, divani e poltrone, moquette.
Gli ambienti domestici, urbani e periurbani, come solai, scantinati, depositi, aree dismesse, sono tutti potenzialmente a rischio di infestazione.
Le zecche appartengono alla sottoclasse degli acari. Le più comuni sono della famiglia degli Ixoclidi (zecche dure) e a quella degli Argasidi (zecche molli dei colombi). Se ne conoscono oltre 800 specie, di cui 39 identificate in Italia. Sono lunghe da alcuni millimetri a oltre 2 cm.
Il ciclo biologico (uovo, larva, ninfa, adulto) può interessare più animali "ospiti" e può durare da alcuni mesi ad alcuni anni.
Le zecche si nutrono succhiando sangue e riescono a sopportare periodi di lungo digiuno (anche un anno).
La maggior parte è diffusa nelle aree rurali e silvestri, ma anche in città trovano habitat ideali, come parchi, giardini, corsi d'acqua, aree incolte delle periferie in presenza di climi temperati e umidità (50-70%).
La zecca parassita del colombo (Argas reflexus, zecca molle del piccione) vive solitamente in campagna, nelle piccionaie e nei pollai, anche in assenza degli animali può sopravvivere sino a due anni nel guano.
Con l'aumento del numero di volatili, soprattutto colombi e passeri che costruiscono nidi nei sottotetti o si posano sui balconi degli edifici in ambienti aperti, si è spostata nelle nostre città.
Quando la zecca resta priva dei suoi ospiti abituali, oppure diventa particolarmente numerosa, viene guidata dall'anidride carbonica emessa con la respirazione
all'interno delle abitazioni (prevalentemente nelle camere da letto) attraverso screpolature dei muri, fori, finestre aperte.
Qui la zecca del piccione, oltre a provocare disagio (succhia intensamente il sangue per breve tempo, ma non rimane fissata nella pelle e si stacca subito dopo il pasto), può diventare causa di importanti reazioni allergiche oppure veicolo di zoonosi.
Si definiscono "tarli del legno" numerose famiglie e specie diverse di insetti xilofagi, le cui larve, per raggiungere la maturità, devono nutrirsi di legno.
Nella loro dieta predominano cellulosa, lignina e emicellulosa. Alcuni insetti sono "specializzati" in parti dure o tenere, altri preferiscono legno stagionato o recente.
Le famiglie più diffuse di tarli in Italia sono:
- Anobidi, tra cui Anobium punctatum e Xestobium rutovillosurn,
- Lictidi, tra cui Lyctus brunneus,
- Cerambicidi, in particolare Hylotrupes bajulus.
Le larve di Anobium punctatum, nel cui intestino sono presenti enzimi digestivi in grande quantità, attaccano manufatti di ogni genere. Le femmine depongono le uova in piccolissime fenditure all'interno del legno: il legname trattato con resine o vernici vetrificanti non viene quindi attaccato.
Lo Xestobium rufovillosum, comunemente chiamato "orologio della morte", produce un ticchettio caratteristico, battendo il capo contro le pareti delle gallerie all'interno del legno: è un richiamo per l'accoppiamento.
Il Lyctus brunneus, come tutti i Lictidi, attacca esclusivamente legni teneri ricchi di zuccheri ed amidi; le larve di questa specie, infatti, non hanno nell'intestino gli enzimi per digerire la cellulosa ed emicellulosa.
L'Hylotrupes bajulus, detto "capricorno delle travature", si nutre preferibilmente del legno di conifera dei tetti. Le infestazioni di questa specie sono molto pericolose, perché i primi danni si evidenziano solo dopo 2-3 anni.
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Le troviamo negli edifici a caccia di cibo, ma vivono in colonie (formicai). Sono "governate" da una o più regine fertili e dalle "operaie", che si dividono in quelle che accudiscono il nido, allevano, puliscono, raccolgono e immagazzino il cibo e quelle che difendono la colonia (soldati).
Sono presenti tutto l'anno negli ambienti riscaldati, e più invadenti nei mesi primaverili ed estivi, quando ricercano cibo.
La sciamatura delle alate, maschi e femmine fertili che fonderanno nuove colonie, avviene in estate. Sono onnivore; alcune prediligono alimenti zuccherini, altre sostanze proteiche, altre fanno incetta di semi, altre ancora allevano afidi e cocciniglie. Le specie più comuni sono:
- Formica nera (Lasius niger)
- Formica rossa (Pheidole pallidula)

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