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Le linee guida della corretta derattizzazione

Ricerca delle tracce (escrementi, rosicchiamenti, impronte, etc.); ricerca dei punti di annidamento per prevedere gli spostamenti e la distribuzione dell’infestazione; creazione di cartografie per individuare i punti dove applicare la lotta; coinvolgimento del personale per eliminare atti che facilitano la reintroduzione di topi e ratti sono aspetti salienti in un intervento di derattizzazione. Il sopralluogo deve comprendere gli ambienti esterni (spesso fonte di infestazione).

Percorsi notturniL’intervento di derattizzazione prevede in primo luogo l’accertamento dell’infestazione. Non essendo possibile verificarne direttamente la presenza (topi e ratti hanno abitudini prevalentemente notturne), l’accertamento viene eseguito ricercando le tracce della presenza dei roditori.

Tra le tracce più evidenti, anche se spesso da ricercare in anfratti reconditi, l’individuazione degli escrementi. Forma, dimensione e lucidità forniscono utili elementi sia per la classificazione sia per un’indicazione se il passaggio è recente o di vecchia data.

Feci di Rattus rattusGli escrementi di Mus musculus possono essere facilmente confusi con quelli dei pipistrelli che però al loro interno nascondono piccoli frammenti di insetti di cui questi piccoli mammiferi si nutrono.

L’asportazione di questi escrementi è consigliabile in modo da verificare i risultati dell’intervento attraverso i nuovi ritrovamenti.

Feci e urine di Rattus rattusIn caso di grosse infestazioni è possibile addirittura individuare l’odore di urina nell’ambiente.

Altre osservazioni riguardano eventuali perforazioni di imballaggi, rosicchiatura di pareti in legno, di cavi elettrici, l’asportazione di cibo. In prossimità dei luoghi maggiormente utilizzati per gli spostamenti si nota l’insudiciamento sulle pareti dovuta all’untuosità del pellame.

Impronte di ratto su polvere tracciante atossicaLe impronte lasciate sul pavimento o dove sono state poste delle polveri traccianti atossiche sono rilevanti per la determinazione della specie e per verificare la consistenza dell’infestazione nonché per individuare i camminamenti attivi e i punti trofici di maggiore utilizzazione.

Il passo successivo consiste nella ricerca dei punti di annidamento o tane. Le colonie di topi e ratti si stabiliscono in zone dimesse o a bassa attività umana. Il topo domestico riesce addirittura a vivere in pochi metri quadrati con quantità di cibo molto limitate.

A questo punto si tratta di comprendere la dinamica della popolazione con monitoraggi non solo all’interno dell’area da trattare ma anche nelle zone limitrofe in quanto queste potrebbero costituire un serbatoio per nuovi "arrivi".

Il sopralluogo quindi spesso parte dall’esterno per poi addentrarsi nell’ambiente da proteggere. L’esame esterno mira a verificare la presenza di canali, fossati o altri corsi d’acqua che sono punti di attrazione per topi e ratti.

Fossi - Luoghi di ricovero per topi e rattiAllo stesso modo l’esistenza di discariche, fognature o zone verdi abbandonate e/o degradate possono rappresentare punti di ricovero per i roditori.

I rilievi eseguiti vengono riportati su cartografie allo scopo di studiare i movimenti, mettere in evidenza la distribuzione dell’infestazione e individuare i punti dove applicare o intensificare la lotta.

Tutte queste conoscenze preliminari consentono la stesura di un piano di intervento il cui obiettivo è la bonifica dell’ambiente con il più basso impatto ambientale possibile.

Organizzazione, pianificazione, tempi, metodi e mezzi rappresentano i punti nodali dell’intervento di derattizzazione che comunque nel tempo deve essere continuamente monitorato onde verificarne l’efficacia.

La corretta metodologia di localizzazione delle esche nei focolai di infestazione allo scopo di ottenere la maggior assunzione nel minor tempo possibile è un elemento vincente.

Le esche devono essere disposte in zone infestate o in zone riconosciute come "di passaggio". In caso contrario si rischierebbe di creare nuovi itinerari che complicherebbero l’esito dei monitoraggi successivi.

Esca topicidaLa quantità di esca deve essere leggermente eccedente per non creare competitività alimentare all’interno della popolazione. I punti esca devono essere prontamente ripristinati e, una volta raggiunto l’obiettivo, rimossi.

I principi attivi, altamente specifici e a bassissimo impatto ambientale, devono essere alternati per evitare fenomeni di assuefazione.

La lotta ed il controllo devono essere eseguiti durante tutto l’anno solare tenendo comunque presente che ratti e topi sono particolarmente prolifici in autunno ed in primavera.

Il personale che abitualmente alloggia o lavora nei locali oggetto della derattizzazione deve essere correttamente informato e motivato.

Il coinvolgimento del personale serve per scongiurare atti e comportamenti che potrebbero vanificare gli interventi di disinfestazione (scarsa igiene, trascuratezza nella pulizia dei mezzi di produzione, abbandono di materiali di scarto e/o di rifiuto, etc.).

In altre parole l’intervento di derattizzazione deve essere accompagnato da opere di prevenzione e profilassi in modo da porre le basi per impedire successive reinfestazioni.

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