Secondo la norma "UNI 11130 – Beni culturali – Manufatti lignei – Terminologia del degradamento del legno", con il termine biodegradamento (o degradamento biotico) si intende qualsiasi degradamento causato da agenti biologici (funghi, insetti, batteri, organismi acquatici).
Tale definizione si affianca alla definizione di degradamento abiotico causato da agenti chimici (come acidi o basi), sia fisici (come luce solare, vento, umidità, temperatura).
I due tipi di degradamento sono strettamente correlati tra loro: in ambienti confinati gli agenti fisici possono interferire con gli aspetti biologici del deterioramento.
Le variabilità termo-igrometriche che si possono riscontrare negli ambienti chiusi possono essere notevoli sia per le differenze climatiche che caratterizzano l’alternanza delle stagioni, sia in rapporto alle cubature degli edifici.
Lo studio di questi ambienti rivela diversità: un edificio costantemente abitato nel corso dell’anno risente delle modificazioni generate dalla semplice accensione o spegnimento degli impianti di riscaldamento.
Ma allo stesso modo anche gli appartamenti che vengono utilizzati solo per un breve periodo durante l’anno, come ad esempio i locali dei casali toscani, subiscono escursioni sia termiche che igrometriche rilevanti: i locali raramente sono riscaldati in inverno ed anche durante l’estate possono rimanere chiusi per lunghi periodi.
In modo analogo gli ambienti caratterizzati da grandi cubature, non riscaldati, con soffitti molto alti, come ad esempio le chiese o le abbazie, contribuiscono ad una mutabilità termo-igrometrica delle orditure lignee.
Queste modificazioni possono essere monitorate con strumenti particolari che permettono una lettura delle condizioni ambientali: è l’ambiente che influenza l’entità e la velocità di insediamento di un agente di deterioramento.
Il biodegradamento del legno avviene attraverso un processo meccanico ed un processo chimico.
Il biodegradamento meccanico è operato dagli insetti xilofagi che soprattutto allo stadio di larva scavano gallerie all’interno del legno. Le caratteristiche tecnologiche del legno possono subire trasformazioni anche significative e non trascurabili ai fini della proprietà meccaniche. Ed esso è abbinato un danno estetico per effetto dalla presenza dei fori di evasione degli insetti adulti.
Il biodegradamento chimico è invece opera di funghi e batteri. La possibilità da parte di questi microrganismi di produrre enzimi cellulosolitici e ligninolitici, consente loro di idrolizzare i principali componenti strutturali del legno dopo aver utilizzato sostanze più semplici come l’amido contenuto nelle cellule parenchimatiche. Qui il danno estetico è causato da variazioni superficiali di colore.
Il trattamento antitarlo a microonde innalza la temperatura del manufatto ligneo fino a valori letali per ogni stadio vitale dell’insetto ma anche per i microrganismi.
Il sistema a microonde applicato secondo protocolli convenzionali non garantisce risultati efficaci.
L’applicazione del metodo a microonde Eurogreen garantisce il successo delle operazioni di debiotizzazione. I protocolli d’intervento rendono possibile il trattamento di qualsiasi manufatto ligneo, in qualsiasi posizione: non esistono limiti. Nella fotografia a lato è rappresentata una trave scaldata da poco. Le temperature raggiunte sono quelle letali per ogni stadio vitale dell'insetto: il puntatore indica una temperatura superficiale esterna superiore ai sessantotto gradi. Il calore all'interno raggiunge temperature più alte di almeno dieci gradi rispetto alla superficie esterna.
Il metodo Eurogreen che nasce dalla ricerca tecnico-scientifica, da una attenta analisi della conformazione del manufatto ligneo e delle caratteristiche elettromagnetiche delle microonde: il metodo Eurogreen risolve totalmente il problema.
Lo strumento termografico monitora il raggiungimento e la conservazione della temperatura ottenuta con il riscaldamento. Nella foto a sinistra la trave ripresa al centro della fotografia è stata da poco riscaldata, il puntatore indica una temperatura appena superiore ai settanta gradi. Quella più in alto, dopo due ore, conserva una temperatura vicina alla soglia di letalità. Si noti il contrasto con la trave bassa: fredda, non ancora riscaldata.
Lo sviluppo di una nuova applicazione tecnologica è frutto di una paziente ricerca dalle forti connotazioni pratiche e permette la conservazione di temperature prossime alla letalità per tempi abbondantemente sufficienti per l’inattivazione di qualunque stadio biologico e per qualsiasi agente di biodegradamento.
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