Importanza delle diagnosi strumentali
I funghi agenti di carie svolgono un ruolo essenziale in natura: essi sono tra i pochi microrganismi in grado di ridurre il legno nei suoi costituenti inorganici iniziali in quanto possiedono un corredo enzimatico che consente loro di degradare sostanze complesse come la cellulosa, le emicellulose e la lignina.
La biodegradazione viene svolta dai funghi sia in condizioni libere, sia in simbiosi con insetti xilofagi ed in particolare con i tarli del legno che nel loro tratto intestinale possono albergare protozoi, batteri e appunto funghi che producono enzimi in grado di digerire i componenti del legno.
Il fondamentale ruolo di riciclatori di sostanza organica dei funghi trova però implicazioni negative qualora l’attacco non avvenga su alberi morti o su ceppaie residue di abbattimenti; quando questo attacco si verifica su alberi vitali, l’azione di disgregazione dei componenti del legno può arrecare danno alle persone e alle proprietà andando ad interferire con la solidità e la stabilità dell’albero stesso.
L’azione dei funghi agenti di carie è subdola poiché la loro azione non sempre si manifesta all’esterno. La comparsa dei corpi fruttiferi sulla superficie del tronco o di una branca sono il segno inequivocabile di una degradazione interna.
Diventa di fondamentale importanza mettere in relazione gli effetti dei funghi agenti di carie con il probabile rischio di schianto per alberi che manifestino l’attacco biodeteriogeno.
Il corretto approccio a tale problematica richiede una conoscenza biologica dei funghi e delle interrelazioni con i tessuti dell’albero.
Esiste una corrente di pensiero che sostiene che le infezioni di Armillaria, Ganoderma, Inonotus e di altri funghi sono di per sé sufficiente causa per l’immediata rimozione di un albero: alberi infetti da funghi agenti di carie sono alberi a rischio di schianto.
Ricerche basate su anni di osservazioni dimostrano invece che la sola presenza del corpo fruttifero di un fungo su un albero non può essere messa in relazione con l’estensione di una carie.
La produzione del corpo fruttifero risponde ad una precisa esigenza del fungo: la sporificazione permette al fungo di evadere da un ospite che non gli consente più di nutrirsi. La reazione dell’albero porta alla compartimentazione del fungo che costretto all’angolo, evade all’esterno in cerca di un nuovo ospite.
I processi di degradazione, le differenze tra ospite e ospite, le condizioni ambientali, lo stato fisiologico dell’albero sono elementi che possono modificare notevolmente il processo e l’entità della degradazione.
Se le carie hanno attaccato solo una piccola quantità di legno, la stabilità del legno non è intaccata. Se invece la porzione degradata è rilevante, essa concorre ad un depauperamento della stabilità strutturale di un albero.
In questi casi una analisi visiva dei sintomi esteriori non è di per sé sufficiente per una precisa diagnosi fitostatica. La rilevazione del grado di decadimento del legno interno richiede necessariamente una indagine strumentale.
Numerosi sono gli strumenti di cui dispone la moderna arboricoltura per diagnosticare le lesioni interne. Eurogreen si avvale per le diagnosi strumentali del tomografo Picus, uno strumento che ha il vantaggio di fornire una immagine bidimensionale della alterazione interna, utile per una elaborazione previsionale della stabilità dell’organo degradato.
Con tomografie effettuate a più livelli è inoltre possibile produrre una immagine tridimensionale che può essere utilizzata ai fini di accertare l’origine dell’infezione.
In questo modo la diagnosi è completa. L’interrelazione tra i sintomi esterni e i difetti interni rilevati, è lo strumento per accertare ed indicare la classe di rischio di un albero secondo il protocollo I.S.A. (International Society of Arboriculture).
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