Tarli e durabilità del legno

Data di pubblicazione: 23/02/2010

Tarli del legno e funghi deteriorano il legno


Ogni specie legnosa presenta una sua durabilità naturale al biodeterioramento. Questa può essere definita come il grado di resistenza che un legno offre nei confronti di insetti xilofagi (tarli del legno) e dei funghi agenti di carie.

Tarli del legno-biodeterioramentoTale resistenza dipende sia dalle caratteristiche intrinseche del legno ma anche dei rapporti trofici che si possono instaurare tra l’agente deteriorante e l’ospite.

Il legno secondario o xilema è composto da elementi cellulari che presentano caratteristiche peculiari: accanto alle cellule conduttrici, sono presenti cellule parenchimatiche e cellule sclerentimatiche. Talvolta queste sono accompagnate da cellule secretrici nei canali resiniferi.

Deterioramento del legno-Hylotrupes bajulusLa sezione trasversale del tronco di un albero oltre a rilevare gli anelli annuali (indice importante che permette la datazione di un albero), evidenzia due porzioni. La più esterna, chiamata alburno, è costituita da cellule vive di grande valore nutritivo per insetti, funghi e batteri. Esse svolgono funzione di trasporto, di traslocazione di linfa e di riserva energetica. Sono ricche di amido, di sostanze proteiche e di sali minerali, sostanze facilmente utilizzabili e degradabili sia dai tarli del legno che dai funghi.

Più internamente il legno prende il nome di duramen e risulta costituito da cellule morte la cui funzione è unicamente di sostegno. Per questo motivo le cellule del duramen sono svuotate delle sostanze di riserva e sono rinforzate a livello della parete cellulare con lignina e cellulosa, molecole che conferiscono rigidità alla struttura.

Questo comporta una diversa suscettibilità del legno dal momento che la degradazione di lignina e cellulosa richiede un corredo enzimatico che solo alcuni batteri e funghi sono in grado di produrre.

Ne deriva che sia per l’albero ancora in piedi nel bosco sia per il legno messo in opera, il deterioramento dell’alburno provocato dallo sfruttamento del legno a fini alimentari è più repentino del deterioramento del duramen.

Deterioramento del legno-Trichoferus holosericeusNel duramen sono inoltre presenti alcune sostanze estrattive che conferiscono al legno colorazioni particolari e che hanno un effetto inibitore nei confronti di funghi e batteri. Si parla in questo caso di duramen differenziato.

Esiste una durabilità naturale specifica nei confronti di alcune specie biodeterioranti. L’alburno di alcune latifoglie (legni duri) è resistente agli attacchi di Hylotrupes bajulus in quanto sembra che alcuni gruppi funzionali contenuti nella lignina abbiano un effetto tossico sulle larve di questi insetti. Legni più teneri come pioppo e salice vengono invece attaccati.

L’alburno delle conifere è invece resistente a Trichoferus holosericeus fondamentalmente per due motivi: una insufficiente contenuto in amido (< 1,5%) che non consente alle larve di trarre un adeguato nutrimento ma anche l’assenza, nel legno delle conifere, di vasi di dimensioni tali da consentire agli adulti di deporre le loro uova.

I processi di stagionatura del legno comportano delle modificazioni: riduzione dell’ umidità del legno, trasformazione degli amidi e diminuzione delle sostanza azotate. Tali effetti proseguono anche durante la messa in opera del legno rendendolo più resistente agli attacchi di alcuni tarli. Hylotrupes bajulus non riesce ad infestare legni di conifera posti in opera da più di 80-100 anni a causa di un insufficiente contenuto di sostanze azotate nel legno così datato. Al contrario i tarli Anobidi sono in grado di nutrirsi anche di lignina e cellulosa grazie a microrganismi simbionti che vivono nel loro intestino e per questo motivo sono in grado di attaccare anche manufatti lignei molto antichi.

La diagnosi del biodeterioramento si avvale di analisi fisiche, chimiche e biologiche, sia visive che strumentali. Il materiale ligneo viene analizzato nelle sue caratteristiche morfologiche, specie ed età. Si accertano i danni presenti e si determinano le cause che hanno comportato il biodeterioramento. La mappatura della colonizzazione/infestazione è di fondamentale importanza per definire le modalità con cui eseguire il trattamento antitarlo debiotizzante (trattamento a microonde).

Leggi anche: I danni dei tarli dei mobili
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